Martedì 8 Luglio alle ore 20.45,presso la sede di Ctm in via Francia 1C (ZAI) a Verona, ci sarà un incontro con Frans van der Hoff, teologo ed economista ideatore del commercio equo e solidale in olanda e fondatore del marchio Max Havelaar.
Promuovono l’incontro Cooperativa La Rondine, Cooperativa El Ceibo, Cooperativa La Buona Terra, Associazione Gamargioba.L’incontro è aperto al pubblico!
Frans van der Hoff , teologo ed economista, nasce in Olanda nel 1939. Nel 1968
diventa sacerdote e nello stesso anno partecipa attivamente al movimento
studentesco. Dopo aver insegnato Antropologia politica e Teologia della liberazione
all’Università di Ottawa, abbandona la carriera accademica per poter mettere in
pratica i principi insegnati. Una prima esperienza in Cile si conclude nel 1973, in
seguito al colpo di stato. Si stabilisce quindi in Messico dove con i campesinos dà vita
alla cooperativa di lavoro per la produzione di caffè “Uciri”, una delle esperienze più
significative di commercio equo e solidale.
I libri di Frans Van Der Hoff sono stati tradotti anche in Italia:
“Max Havelaar. L’avventura del commercio equo e solidale” – Feltrinelli 2003
“Faremo migliore il mondo. Idea e storia del commercio equo e solidale” – Bruno
Mondadori 2005.
La sua vita è la testimonianza di una forza incredibile. Quella di un bambino figlio di contadini,
abituato a alzarsi alle quattro del mattino per mungere le mucche e che poi vive, attraverso i
decenni, in prima persona, uno spaccato vividissimo della storia dello scorso secolo. Frans Van
Der Hoff subisce l’incubo della Seconda guerra mondiale, i trasferimenti della sua famiglia da
una terra all’altra.. Una famiglia numerosissima, che si sposta a piedi in lungo e in largo per
l’Olanda, sorretto dalla fede religiosa (vissuta sempre in modo critico e pragmatico) e dalla
potenza di valori contadini solidissimi, arcaici, valori di solidarietà e di rispetto per la natura, di
armonia con la terra. Frans Van Der Hoff entra poi in seminario, è insofferente alla disciplina
militare che caratterizza la vita religiosa, legge Marx e Freud, viene ordinato sacerdote e parte
missionario per il Cile, dove partecipa ai movimenti rivoluzionari. Fa il prete operaio, vive con i
poveri e conduce la loro stessa esperienza di vita.
Nel 1973, dopo il colpo di stato di Pinochet, scappa in Messico, sopravvive facendo il venditore
ambulante di calze, fa l’operaio alla Ford, pubblica libri clandestini di sinistra, dorme nelle
bidonville. Tiene messe in una discarica di rifiuti. Scrive la tesi di laurea in una stalla, su
foglietti che riempie di inchiostro e latte, mungendo le mucche. Studia Gramsci e la Bibbia.
Viene perseguitato dalla polizia. Minacciato di morte. Fugge ancora nei pressi di Tehuantepec,
piccolo centro agricolo a sud del Messico, dove vive tuttora. Un altro mondo. Lì inizia a
collaborare con gli indigeni contadini, a comprenderne i valori, la concezione della vita. Ed è
una concezione della vita lontana anni luce dalla nostra: non individuale ma collettiva, fondata
sulla solidarietà, sul senso del gruppo. Van Der Hoff diventa uno di loro, e con loro discute, da
loro impara e a loro insegna. I contadini gli insegnano il senso profondo della comunità, Van
Der Hoff offre loro le sue cognizioni di teologia della liberazione, l’idea di un dio che sta dalla
parte dei poveri e combatte per il loro riscatto. I contadini messicani non vogliono la carità.
Non vogliono l’aiuto degli stati ricchi che da una parte li sostiene e dall’altra li schiavizza.
E’ in questo contesto che nasce l’idea del mercato equo e solidale. Nell’impulso popolare a
scavalcare le multinazionali, i colossi burocratici mondiali, per vendere il caffè dei contadini
messicani a persone interessate a pagare un po’ di più per acquistare un prodotto di qualità, e
che preveda una giusta retribuzione per chi ha coltivato e preparato il caffè. All’interno del
liberismo Van Der Hoff e i suoi amici contadini vogliono introdurre il “plusvalore” della
solidarietà non paternalista ma reale, fatta di persone e non di cifre, attraversata dalla
corrente elettrica di un’emozione tutt’altro che meramente economica, l’amore e il rispetto per
il lavoro altrui, mai astratta cifra ma sudore e impegno di individui reali, quelli con cui Van Der
Hoff ha condiviso la vita. Una concezione del lavoro e dello scambio che include anche il totale
rispetto per la natura.
