Baldo festival: Fuori Luogo

Si è svolto regolarmente a Pazzon, nel comune di Caprino Veronese, sulle incantevoli pendici del Monte Baldo, l’incontro programmato da Baldofestival, ”Ritornare alla terra”, ricco di esperienze concrete, idee e voglia di fare “rete”  fuori_luogo_2009-1.pdf.

Ha aperto la discussione Gaetano Greco di Baldofestival che ha fatto gli onori di casa agli interessanti ospiti e, senza indugio, ha lanciato di primo acchito alcuni problemi concreti che sono ormai visibili a tutti quali: l’abbandono della coltivazione delle terre; la difficoltà dello stare insieme e di rafforzare la coesione sociale; la necessità di politiche adeguate da parte delle Istituzioni Pubbliche locali (es. per le Comunità Montane); la presenza di un potenziale socio-economico inespresso (recupero della biodiversità, degli spazi e dei saperi) potenzialmente in grado di rafforzare l’economia locale reale se fosse partecipato dalla popolazione (produttori e consumatori).

Il primo degli ospiti a presentasi è stato Plinio, dell’Associazione Antica Terra Gentile, realtà nata nel 2006 dalla volontà di un gruppo di contadini biologici. A fungere da volano alla coesione sociale scaturita in questo gruppo di persone è stata la condivisione di una “malga turnaria” a Gorgusello, una struttura per la caseificazione soggetta a diritto comunitario, dove qualunque decisione attinente alla malga e le atttività che in essa e per essa si svolgono, necessitano dell’unanimità.

Molti di questi contadini sono frutticultori che hanno deciso di “recuperare i terreni dei padri”; nel fare questo si è iniziato anche a recuperare la biodiversità locale, le varietà tipiche (noci, mele, sorbo, pecore brogna, vacca grigio alpina, gallina “grisa”)

Interessanti le esperienze di recupero delle tradizionali pecore “brogna” (piccole, rustiche dal manto rossiccio ed un carattere ribelle) a triplice attitudine (latte, lana e carne); Plinio ci ha ricordato come un tempo una delle forze commerciali degli Scaligeri si basava sulla lana. Altra interessante esperienza è stato il recupero della razza delle “galline dei lessini” la “gallina grisa”; questo pollo da uova e carne sta dimostrando di saper creare reddito per alcuni piccoli produttori locali.

Il secondo Ospite che si è presentato è stato Francesco dell’Associazione Rurale Italiana – ARI, realtà nata negli ann ‘80 e membra del Coordinamento Europeo di Via Campesina. Collegandosi alle realtà descritte da Plinio, a partire dal locale Francesco ha aperto una finestra sul globale. Esistono due modelli agricoli, quello industrialista che guarda al guadagno immediato, alla produttività e all’esportazione nel mercato globale e il modello dell’agricoltura contadina che guarda prima di tutto a sfamarsi, a salvaguardare l’ambiente, la biodiversità e soprattutto a garantire il lavoro in un mercato locale con redditi dignitosi.

Via Campesina è un movimento internazionale di piccoli e medi agricoltori coordinati in una rete ampia, la caratteristica di questo movimento e che in esso, indipendentemente dal paese di provenienza, tutti i contadini si comprendono perfettamente nel parlare e affrontare gli stessi problemi che li opprimono specularmente in ogni angolo di questo mondo (es. prezzi dei prodotti agricoli sempre più bassi). A chi afferma che “è velleitario comparare l’agricoltura di una realtà industrializzata come l’Unione Europea con quella Africana, possiamo rispondere che, in ogni luogo del mondo le FUNZIONI del Contadino (produzione di cibo, salvaguadria e gestione dell’ambiente, della biodiversità, del paesaggio, di saperi e sapori) sono identicamente le stesse e hanno in ogni luogo e cultura la stessa importanza fondamentale.

Per i contadini europei di Via Campesina, per noi contadini di ARI qui a Verona, c’è più affinità con un piccolo produttore del Guatemala piuttosto che con l’agricoltura industrializzata, quella della speculazione finanziaria, del “controterzismo” e della grande distribuzione organizzata.

Il terzo ospite a presentarsi è stata Cristina agricoltrice di una azienda della Val Camonica (Boario Terme) di 14 ettari. Cristina ha deciso di diventare agricoltrice qualche anno fa ed ora, assieme ad altre 5 persone che ricavano il proprio redditto dal lavoro della terra stanno condividendo un sogno e un progetto, gestendo un ettaro e mezzo di orti, api per il miele, pecore bergamasche, un castagneto da 600 piante, cereali di montagna (segale e grano saraceno), piccoli frutti (lamponi e mirtilli), erbe aromatiche, patate di montagna e bestiame da bassa corte. In questa realtà produttiva l’idea di essere il più possibile autosufficienti ha spinto a cercare di autoprodursi molte cose come ad esempio i paletti per i pomodori che normalmente vengono acquistati. Interessanti redditi sono stati raggiunti con la patata di montagna, varietà antica recuperata. La grande biodiversità di produzioni, che si differenziano nello spazio e nel tempo di gestone dell’azienda, consentono di non avere mai tempi morti (c’è sempre qualcosa da fare) e di garantire un reddito tutti i mesi dell’anno a tutte le 5 persone.

Interessante in questa azienda è anche la gestione del lavoro, molti degli operatori sono in realtà operatrici mamme (così come in Africa) che coordinandosi fra di loro riescono a poratre avanti i lavori dell’Azienda senza tralasciare le incombenze e le gioie collegate ai figli, molti dei quali giovanissimi. Vi sono quindi orari molto flessibili che si adattono bene alle esigenze di ciascuna, ciò ha come unico costo il fatto che un coordinatore deve essere sempre presente in azienda.

Interessanti le esperienze attivate con la Comunità Montana locale, il “progetto segale” e il “progetto piccoli frutti”, ove in entrambi si sta cercando di costruire e controllare tutta la filiera fino alla vendita. Il progetto segale sembra andare bene, meno bene il progetto dei piccoli frutti che oltre ad organizzare la raccolta e definire degli standard di qualità ha coordinato il conferimento di tutta produzione ad un unico grossista ortofrutticolo che ha proposto un “contratto capestro” che contemplava l’assoluto divieto di vendere all’esterno i frutti e l’obbligo di conferire tutta la produzione in modo esclusivo e vincolante. Ovviamente il contratto non è stato sottoscritto.

L’Azienda produce biologico e i prezzi che propone nei vario mercati sono per scelta molto accessibili, ciò garantisce comunque un reddito dignitoso al lavoro impegato per la produzione lasciando soddisfatti nel contempo i consumatori (non c’è speculazione nella vendita diretta).

Il quarto ospite che si è presentato è stato Andrea del Distretto di Economia Solidale di Verona e Provincia. Associazione Naturalmente Verona/Associazione El Sélese/InterGAS. Andrea è un piccolo olivicoltore ed orticoltore della Valpolicella che rappresenta una rete ampia, a partire dalla sua appartenenza ad ARI, come militante di Via Campesina ove da tempo agisce in nome della Sovranità alimentare; questa il diritto delle Comunità di decidere della propria alimentazione di base e della gestione dei beni comuni quali terra, acqua e mezzi produttivi.

Per il principio della Sovranità (Art. 1 della Costituzione Italiana), in specifico quella alimentare, il cibo e l’acqua non sono una merce ma un diritto fondamentale. Ma per ottenere la Sovranità alimentare è anche necessario conquistarsi una Sovranità politica (la Sovranità alimentare è in sé una proposta politica), parlando di questa ci si riferisce sostanzialmente ad un sistema di Democrazia Diretta Partecipata. Questa dinamica che richiede un elevato grado di Coesione Sociale, è ben rappresentata dai Gruppi di Acquisto Solidale – GAS che allo stesso tempo rappresentano anche una forma di Sovranità economica, quella dell’Economia Solidale.

Un GAS nasce nel momento in cui due o più famiglie decidono di acquistare assieme in modo critico, ricercando il più possibile nel locale la qualità, la sostenibilità ambientale, il rispetto del lavoro delle persone e la Solidarietà. Nella Provincia di Verona vi sono una ventina di GAS coordinati nella rete sociale “InterGAS”. Il numero ideale di famiglie per un GAS è fino ad un massimo di 30-40, poi quando il numero sale (in Italia vi sono anche GAS da 400 famiglie) si rischia di perdere una parte importante del rapporto umano fra i membri, ciò che di insostituibile nasce dall’incontro e interazione diretta delle persone.

I GAS più virtuosi si possono spingere fino a diventare co-produttori, partecipando al processo produttivo e, ad esempio, anticipando le spese di produzione al contadino/artigiano e fissando concordemente e preventivamente il prezzo, in modo da svincolarlo dalle fluttuazioni del mercato globale; addirittura si può partecipare alla costruzione di intere filiera corte (es. del pane: dal terreno, ai coltivatori, al grano, alla farina, al panificio, alla distribuzione).

Gli acquisti dei GAS non si limitano solo al cibo ma tendono ad estendersi anche a tutti gli altri settori di beni e servizi (Economia Solidale); esistono già collegamenti e acquisti con le filiere del tessile biologico ed equosolidale, dei vestiti e biancheria intima, dei pannolini, delle scarpe e degli acquisti/investimenti collettivi sull’energia fotovoltaica, il recupero delle terre marginali, la telefonia…

A Caprino si è espressa la volontà di costituire un GAS, oggi vi sono molti GAS dai quali si può imparare e attingere le informazioni, per giungere in tempi relativamente bervi ad una buona “efficienza distributiva” e qualità degli alimenti a prezzi di acquisto collettivo. Ciò che risulta più difficile e quel lavoro che ognuno di noi, come singolo, deve sforzarsi di fare nel coordinarsi con gli altri e nel contribuire a far funzionare la cosa, a partire dall’imparare a gestire i propri consumi e stimare il proprio acquisto preventivo fino al ricercare personalmente i produttori dai quali tutti possono poi rifornirsi, una buona volontà per il Bene Comune insomma.

Naturalemente Verona è una realtà associativa che rappresenta il mondo dell’Economia Solidale della Provincia di Verona, con una trentina di soci produttori di beni e servizi e altrettante realtà della Società Civile Organizzata veronese (es. GAS, Banca Etica, Commercio Equo e Solidale, wwf, Legambiente, Radio Popolare, ecc.), facciamo una manifestazione ad Ottobre in Piazza Isolo (3-4 ottobre 2009) alla quale si invitano le Associazioni presenti (ARI e Antica Terra Gentile sono già presenti) in particolare Baldo festival.

Una delle proposte più innovative che presentiamo come Naturalmente Verona è quella del sistema dei Buoni Locali Solidali gli SCEC (acronimo di Solidarietà ChE Cammina). Gli SCEC sono degli abbuoni cartacei che si usano all’interno di un circuito economico preferenziale, selezionato (locale, virtuoso, biologico, solidale, …), per poter entrare in questo circuito ci si deve iscrivere all’Associazione Acipelago SCEC verona, di cui Naturalmente Verona ne è parte costituente ed operativa, tramite una quota libera (possibilità di accesso indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza). Ogni singolo consumatore iscritto ha diritto ha a disposizione 1200 SCEC all’anno (100 al mese del valore 1:1 con l’euro). Ogni SCEC speso nel circuito per beni e servizi è un euro risparmiato che va così a calmierare una parte della perdita del potere d’acquisto; nei circuiti economici formali (botteghe, produttori, artigiani professionisti ecc.) gli SCEC si possono usare solo assieme agli euro in una percentuale variabile, mediamente il 20% (pago la spesa 20% in SCEC e 80% in euro).

I produttori di beni e servizi che entrano nel circuito SCEC decidono liberamente la percentuale di acettazione dello stesso, poniamo un 10%, ciò significa che ogni SCEC speso in quel circuito attraverso la presenza di quei fornitori di beni e servizi abilitati ad accettarli, porterà nove euro nel circuito stesso, sottraendoli dal sistema “aspirapolvere” della grande distribuzione (prodotti delle multinazionali) e trattenendoli localmente (beni e servizi locali). Il produttore che a fine giornata si ritroverà con una mazzetta di SCEC potrà a sua volta andarli a spendere in quanto anch’egli consumatore di beni, servizi (es. a Cavaion c’è un dentista che accetta il 25% della spesa in SCEC) e mezzi tecnici per la produzione. Più la rete del circuito si allarga e più diventa facile spendere gli SCEC e, per una parte, “rilocalizzare l’economia degli euro”.

A cura di Andrea Tronchin

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