28 giu

Il Governo vuole costruire nuove centrali nucleari e produrre nuove scorie nucleari. Si cerca di contrastarlo  obbligandolo, se è capace, a risolvere, prima, l’eredità delle vecchie. L’abbiamo fatto tramite il ricorso al TAR di Medicina democratica, Legambiente, Pro Natura e altre centinaia di sottoscrittori, tra cui Beppe Grillo.

Dopo di che  puzzano lontano mille miglia i tentativi della Sogin (il Governo) di sottrarsi al giudice naturale, di spostare la sede processuale da Torino a Roma. A seguito del nostro ricorso, il TAR tribunale amministrativo del Piemonte, infatti, ha già dato torto due volte alla Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari) benchè si avvalga dei più celebri avvocati italiani.

La prima volta ha ordinato alla Sogin di sospendere i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare di Bosco Marengo (Alessandria) e di costruzione  del  primo degli insicuri depositi nucleari locali “temporanei” a tempo indeterminato, in luogo assolutamente inidoneo per falde e sismicità,  in violazione delle leggi che prevedono un ultrasicuro e definitivo deposito nazionale,  e dunque creando gravi pericoli alle generazioni presenti e future.

La seconda volta ha respinto la richiesta della Sogin di spostare il giudizio di merito dalla competenza del Tar del Piemonte (giurisdizione regionale) al Tar del Lazio (giurisdizione nazionale), in quanto i  gravi pericoli radioattivi sono circoscritti alla provincia piemontese (Alessandria) e non all’Italia tutta.  

Contro entrambe le sentenze del Tar Piemonte, la Sogin ha presentato appelli a Roma al Consiglio di Stato, che le ha consentito di riprendere i lavori e, di rinvio in rinvio, di arrivare al 30 di giugno con i due appelli ancora da discutere e tante eccezioni azzeccagarbugli ancora da inventare.

Sono evidenti la tattica di rinvio e scippo della Sogin, la sua convinzione che a Roma giocherebbe in casa. E’ altresì evidente il tentativo di prenderci per fame: diventano per noi insostenibili le spese.

Dunque all’udienza del 30 giugno , davanti al Consiglio di Stato, con il nostro avvocato Mattia Crucioli ci giocheremo la partita più difficile.

    

Prosegue la sottoscrizione popolare:

 indicando la causale:  nucleare alessandria 

 tramite conto corrente bancario, intestato a Medicina Democratica Scrl C/C 10039 ABI 05584 CAB 01708 CIN  W Codice IBAN – IT50W0558401708000000010039

 oppure tramite conto corrente postale n. 22362107 intestato a Pro Natura Torino Via Pastrengo 13, 10128 Torino

  

Alla precedente sintesi aggiungiamo, per chi volesse approfondire, alcune note.

Sogin si appella al Consiglio di Stato, contro il Tar del Piemonte che le ha dato torto anche su questo, perché vorrebbe  lo spostamento del nostro ricorso dal Tar del Piemonte (che ha competenze regionali) al  Tar del Lazio (che ha competenze nazionali), sostenendo che l’impatto ambientale prodotto dalle operazioni in corso non ha conseguenze locali bensì nazionali. L’impatto ambientale, dopo essere stato strenuamente negato da Sogin, viene dalla stessa strumentalizzato per sostenere “l’evidente carattere di pericolosità nazionale” (sic). Una pretesa inammissibile e infondata. In realtà il raggio di azione della radioattività prodotta dagli sversamenti autorizzati nello smantellamento e/o da eventuali incidenti  (terremonto, attentato, aereo sul deposito) è drammatico ma non esula dal territorio della regione Piemonte. Dunque la competenza territoriale non può che essere del tribunale del Piemonte. Ma Sogin sta tentando lo scippo.

Nell’altro appello al Consiglio di Stato, contro il Tar del Piemonte che le ha dato torto, Sogin finalmente  ammette i pericoli radioattivi dello smantellamento dell’impianto nucleare ma non accetta di sospendere i lavori , anzi sostiene che la sospensione dei lavori diventerebbe pericolosa alle popolazioni. Incredibile.  Una tesi assurda. L’incolumità pubblica sarebbe viceversa attentata in caso di prosecuzione dei lavori, con lo scarico di materiali radioattivi sia sotto forma di effluenti liquidi (rio Lovassina) che di effluenti aeriformi.

Noi ribadiamo la sospensione dei lavori (peraltro appaltati addirittura prima del decreto ministeriale) e il mantenimento dell’impianto nel programma di “custodia protettiva passiva”, al quale è per legge obbligata Sogin, in sicurezza  come è avvenuto finora. In attesa dell’individuazione dell’idoneo Deposito nazionale previsto dalla legge dove conferire le scorie nucleari di Bosco e degli altri impianti italiani, cioè con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, prato verde, senza deposito,  come prevede la legge.

Si consideri che la Sogin i lavori di smantellamento, trattamento, condizionamento e stoccaggio dei materiali radioattivi, non poteva avviarli in quanto privi delle autorizzazioni dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ) e quindi è probabile che menta quando sostiene di averli avviati, dunque deve sospendere quelli propedeutici in corso. Nel caso invece  avesse irresponsabilmente messo mano ai materiali radioattivi senza l’idoneità accertata dall’ISPRA, creando grave pericolo alla salute e all’ambiente, a maggior ragione deve sospenderli.

 Chi vuole ulteriormente approfondire: 

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Leggi: Daniele Rovai Il nucleare impossibile – edizioni UTET – Bettini e Nebbia

Raccolta  firme on-line della petizione “Non abbiamo bisogno del nucleare”

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