Da anni diversi movimenti politici si battono per “educare” le popolazioni dei paesi sviluppati a consumi più responsabili contro un utilizzo spropositato delle risorse presenti in natura. Oggi in Italia la crisi economica mondiale è riuscita, in maniera indiretta, a produrre quei risultati positivi che le attività di sensibilizzazione sociale e politica non sono riuscite negli anni a produrre, imponendo la riduzione di determinati consumi. E’ il caso del consumo delle acque minerali, di cui il nostro Paese detiene il record di maggiore consumo, con 12 miliardi di litri d’acqua minerale, per una media di ben 194 litri a persona. Un dato simile non può che essere considerato insostenibile sul piano della conservazione delle risorse, dal momento che a questa tipologia di consumo, purtroppo, corrisponde un pesante impatto ambientale dovuto all’uso della plastica per le bottiglie monouso e per gli imballaggi, nonché al necessario consumo di petrolio per la fabbricazione e alle emissioni atmosferiche legate al trasporto delle bottiglie in tutta Italia.
Mentre, però, come si diceva in principio, le numerose campagne informative per la riduzione di questi consumi non hanno sortito alcun risultato, oggi in seguito alla crisi, le scelte degli italiani sembrano aver subito delle flessioni. Un articolo di Repubblica, qualche giorno fa, comunicava il dato ufficiale di Mineracqua, l’organizzazione imprenditoriale che rappresenta le industrie italiane che confezionano acque minerali naturali, che evidenzia per il 2008 un calo delle vendite di acqua in bottiglia di circa il 3%, ben 360 milioni di consumo di bottiglie in meno. Una simile novità evidenzia da un lato la ripresa dei consumi di acqua del rubinetto troppe volte accusata di essere meno “buona” rispetto a quella minerale, nonostante la normativa italiana preveda controlli quotidiani o settimanali per le acque del rubinetto e solo mensili per le acque minerali, dall’altro questa riduzione del consumo porta con sé una conseguente riduzione dell’impatto ambientale legato al ciclo produttivo delle bottiglie di acqua minerale cui si faceva riferimento in precedenza.
E’ evidente che questo è un segnale di incertezza del consumatore rispetto alle condizioni future e che si traduce in una scelta di privazione di alcuni prodotti, per ragioni strettamente economiche e senza avere alcuna connessione con il rispetto della conservazione delle risorse. Tuttavia, si potrebbe partire da questa scelta di riduzione forzata del consumo di un qualcosa che si riteneva indispensabile per attivare un percorso più complessivo di mutamento degli stili di vita finalizzato ad un miglioramento della qualità di vita economica, ambientale e sociale, in cui il principio dell’austerità e della sobrietà, non viene più inteso come isolamento e privazione di un bene, ma come virtù e scelta di rispetto delle risorse naturali a vantaggio delle generazioni presenti e future.
Federica RoccisanoPresidente del Consiglio Comunale di Caulonia (RC)

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