08 Ago

 I miti della fame

Da molti anni alcuni di noi si occupano dei problemi collegati alla fame nel mondo, mettendo da parte le semplificazioni qualunquiste e allarmiste, si è giunti a delle conclusioni sorprendenti:

  • Nessun paese di questo mondo è di per sé un caso disperato. Inclusi quei paesi che si ritengono superpopolati hanno le risorse necessarie affinché la propria popolazione possa liberarsi da sola dalla piaga della fame.
  • Aumentare la produzione di alimenti in un Paese a volte non aiuta a risolvere il problema della fame. Può aumentare di molto la produzione globale di alimenti ma molte e sempre più persone continuano a soffrire la fame
  • Gli aiuti e finanziamenti dei nostri governi ai Paesi in difficoltà possono pregiudicare le capacità produttive locali di quei Paesi e renderne strutturale la situazione di carenza alimentare, portando quei Paesi alla dipendenza alimentare dalle importazioni. Senza dubbio esistono molteplici e più efficaci forme di aiuto.
  • I poveri non sono un peso per noi, ne tantomeno una minaccia ai nostri interessi. Potrebbe sembrare strano ma, gli interessi di una grande maggioranza delle popolazioni dei paesi maggiormente industrializzati (es. UE e USA) hanno molto in comune con le persone del mondo che soffrono la fame.

Ogni giorno, il flagello invisibile della fame e delle malattie ad essa relazionate, uccidono più di 34.000 banbini con meno di cinque anni. Questo significa che ogni anno muoiono più di 12 milioni di bambini. E come se ogni giorno cadesse sulle popolazioni una bomba atomica come quella di Hiroshima.

La fame ha molti aspetti che non possono ridursi in quelli strettamente fisici; se ci limitaimo a valutare solo questi non arriveremo mai a comprenderla veramente, ne a comprendere le sue radici profonde. Soffrire la fame significa angustia, dolore, umiliazione, impotenza e paura.

Quello che intendiamo per fame è una base fondamentale per aprire la mente alle possibili soluzioni.

Se consideriamo la fame solo basandoci su criteri statistici, la quantità di persone che assume insufficienti calorie, la soluzione sarà di conseguenza numerica: quante tonnellate di aiuti alimentari sono necessarie, o la quantità di denaro necessario per gli aiuti economici.

Se, invece, iniziamo a pensare alla fame in funzione delle persone reali, e non dei numeri, che affrontano questa dolorosa esperienza umana, possiamo iniziare a percepire le sue radici.

L’impotenza di chi soffre la fame a difendere se stesso e le persone che ama è ciò che più emerge da chi la fame la vive realmente.

Per semplificare la questione, la causa fondamentale della fame non è la scarsezza di alimenti ma la scarsezza di democrazia e giustizia. La democrazia implica responsabilità, a tutti i livelli, a partire dalla famiglia fino alla finanza internazionale.

In primo luogo, bisogna prendere atto che nel mondo, dentro la famiglia, le donne sono responsabili delle coltivazioni e, per lo meno, esse producono con il loro lavoro la metà degli alimenti del Pianeta.

Eppure, ovunque, le donne sono discriminate, soggiogate da u sistema maschilista che le toglie in ogni occasione beni, possibilità e dignità.

In secondo luogo, a livello di popolazioni, chi ha la proprietà della terra? Nella maggior parte dei paesi c’è un modello che si ripete costantemente: sempre più, meno persone controllano sempre più terra adatta all’agricoltura e alla pastorizia.

Quanto maggior è la concentrazione della terra nelle mani di poche famiglie e quanto più si ha persone senza terra.

In terzo luogo, in ambito nazionale, come sono distribuite le risorse pubbliche? Ove c’è fame, ove le persone sono private delle risorse alimentare, vi è sempre che il potere è in mano di persone che con governi antidemocratici non rendono conto alla propria popolazione ma solo a determinate élites che godono di credito, sussidi, aiuti.

Anche in Europa, la distribuzione degli aiuti previsti dalla Politica Agricola Comunitaria risultano particolarmente iniqui, direzionati verso le grandi aziende agroesportatrici, l’agroindustria, a discapito delle piccole e medie aziende contadine. Sempre di più appare chiaro che la povertà e la fame nel mondo non è una questione di mezzi ma di diritti. (Nota: seguiranno approfondimenti sui miti della fame)

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