31 Ott

Documento di sintesi tratto dalla “Guida critica alla crisi finanziaria” (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale) e commenti sull’orizzonte socio-economico dell ‘Economia Solidale.

La crisi finanziaria che oggi vivamo è emersa con la “bolla subprime”, i subprime sono “prodotti finanziari” (obbligazioni dette anche “derivati”) che contengono in se un debito (un mutuo da pagare) e le cui garanzie sono date dalla rata del mutuo che il contraente del debito si è impegnato a pagare. Conseguentemente alla flessione del mercato immobiliare USA, si è verificata una impossibilità da parte dei debitori di pagare le rate, questo ha fatto crollare le “garanzie” e ciò ha determinato un “crollo della fiducia interbancaria” (le banche non si imprestano più soldi a fronte di obbligazioni non sicure) e una contrazione generalizzata del credito che ha messo ancora più in crisi l’economia reale e la possibilità da parte delle persone di pagare le rate dei mutui. In realtà questo sistema di “vendita dei debiti” non riguarda solo il mercato immobiliare ma pressoché tutti i mercati, quello immobiliare è stato il primo a saltare e a far scoprire la “bolla finanziaria globale”. UE e USA si sono subito mobilitate immettendo nel mercato globale denaro rispettivamente per 1800 miliardi di euro e 700 miliardi di dollari. All’interno della finanza vi sono molteplici “derivati”, solo i CDS (Credit Default Swap) riguardano circa 45.000 Miliardi di dollari all’anno. Il totale dei CDS circolanti sui mercati finanziari è dello stesso ordine di grandezza del PIL del pianeta. L’intervento monetario di UE e USA è quindi equivalso ad usare una aspirina per curare una polmonite.

Tutto questo è solo la punta dell’icberc, i derivati dei mercati non regolamentati (liberi) riguardano 600mila miliardi all’anno (12 volte il PIL del Pianeta) di cui, una buona parte, passa atraverso i molteplici paradisi fiscali disseminati in tutto il pianeta; interessante citare un aneddoto: all’interno di un paradiso fiscale, una ditta di spazzolini, di “propietà” di una banca, può vendere un congruo quantitativo del proprio prodotto a 5000 euro allo spazzolino… Il mercato è libero e il prezzo liberamente concordato.

A fronte di un mercato dello scambio delle valute (solo lo scambio delle valute) del valore di 3000 miliardi al giorno abbiamo un mercato di scambio di beni reali del valore di 27 miliardi. Tanta, troppa carta e pochi beni reali a dare valore reale a questa carta. Nei libri di storia probabilmente chiameranno il periodo economico che viviamo e che sta sfociando nella più grande crisi economica globale “il trentenni neoliberista”. Nel tempo, la progressiva deregolamentazione, associata alle notevoli fluttuazioni del mercato dei cambi ha creato sempre più un deficit commerciale globale (indebitamento degli stati nei confronti delle banche e dei paesi donatori) a partire dai paesi più poveri del Sud, che tramite il meccanismo del debito sono stati ridotti a semplici “operai” produttori di materie prime ai quali è interdetta, per lo più, la trsasformazione e il commercio dei prodotti finiti (controllo da parte di alcune multinazionali finanziarie del mercato di tutte le principali materie prime e dei loro derivati e trasformati).

A supportare fin dall’inizio questo piano programmato di “rapina” all’umanità e all’ambiente, è stato fondato nel 1944 il Fondo Monetario Internazionale (successivamente coaudiuvato dall’Organizzazione Mondaile del Commercio – WTO e la Banca Mondiale) che di fatto, con le sue politiche economiche e i piani di aggiustamento strutturale imposti ai paesi più indebitati, ha minato la stabilità finanziaria internazionale a favore dell’arricchimento di pochi. La spinta verso la totale mancanza di controllo dei capitali ha consentito la fuga dei capitali stessi dai paesi più poveri ai paesi più ricchi e i loro paradisi fiscali.

Dal 1980 al 2005 la finanza è passata da un 109% ad un 316% del valore reale della produzione mondale. Con l’istituzione dei “Fondi Sovrani”, ancor più soldi pubblici sono stati resi investibili nei settori finanziari e ciò ha indebolito lo “sviluppo reale” sempre per il guadagno reale di pochi. Lo scopo della finanza neoliberista è la massimizzazione del profitto a breve termine, ciò a totale discapito dello sviluppo nel lungo periodo dell’impresa reale produttrice di beni eservizi (emblematico il caso Parmalat). Le banche si sono specializzate a perseguire questo obiettivo e quindi, mantenendo basso il costo del denaro, hanno dato impolso all’indebitamento, di stati e aziende, fino ad arrivare a coinvolgere le singole famiglie e persone con il “credito al consumo”; così si è affermata più che mai la società consumistica, gestita e direzionata dal marketing e dalla pubblicità delle multinazionali finanziarie.

Ormai è stato messo in luce che esiste un “Sistema Bancario Ombra” (Shadow Banking Sistem) che opera la “carolarizzazione” delle operazioni finanziarie, cioè trasforma i debiti (anche quelli a rischio insolvenza) in strumenti finanziari rivendibili sui mercati. Par arrivare a ciò sono stati utilizzati degli strumenti finanziari (i SIV – Special Investiment Veicle) che “trasformano” i debiti in obbligazioni. Ciò consente di portare fuori dai bilanci delle banche i debiti (si rendono così apparentremente più solide) in virtù dell’assenza di regole e si trasformano delle perdite ( i debiti) in guadagni (obbligazioni). Il fatto che non vi sia il minimo controllo su tutto ciò e che ora non si sappia in quali obbligazioni siano inseriti i debiti insoluti, ha creato la totale diffidenza delle banche nei confronti delle obbligazioni e ciò ha causato una contrazione del credito.

Quindi, nella finanza, apparentemente democratica, dove chiunque può partecipare ma dove, in realtà, solo in pochi guadagnano realmente, le grandi masse di persone, i consumatori, sono costretti inconsapevolmente ad alimentare un sistema del quale sono vittime. Ora, dopo un trentennio di grandi profitti per pochi attori finanziari ed enormi disuguaglianze e ingiustizie per grandi masse di persone, di tutti gli interventi di stati e istituzioni internazionali che possiamo udire annunciati dai grandi canali dell’informazione, nessuno è volto a mutare il sistema, nessuna nuova condizione è stata imposta e anzi, peggio ancora, è con le finanze pubbliche, i soldi dei cittadini, che si tenta di salvare i conti e le tasche private delle benche.

La crisi che stiamo vivendo sarà alla fine peggiore del ‘29, in quell’occasione sono state create delle regole che in 30 anni il sistema neoliberista è riuscito in buona parte a smantellare, con i risultato di avere ora un sistema finanziario globale senza controllo e soprattutto, totalmente scollegato dall’economia reale. L’economia reale è ciò che fa vivere il quotidiano e fa arrivare alla fine del mese, l’economia reale e quella che nasce dal tempo, l’intelligenza, la fantasia, le mani, la professionalità di persone dedite alla produzione di beni e servizi concreti. Il livello dove tutto ciò trova la sua massima espressione è quello locale; puntare sulla crescita economica locale, basata su economia locali forti, che se pur collegate ad un sistema finanziario globale marcescente, siano in grado di soddisfare in ogni luogo, senza ulteriori debiti e senza deteriorare irrimediabilmente l’ambiente, le esigenze di base della popolazione (alimentari, economiche, sociali) è urgente e necessario.

Questa è una via parallela a quella proposta di una riforma globale della fianza (es. riforma della Banca Mondiale) che parte dalle radici dei territori, dalle economie locali, e si espande attraverso la base (consumatori e produttori) entrando nel quotidiano delle persone, tramite reti economiche basate sulla fiducia, la responsabilità, la trasparenza e il senso del Bene Comune, oltre a prendersi cura dell’ambiente e dei diritti delle generazioni presenti e future in un orizzonte di decrescita conviviale. É il sistema che prospetta il Diritto fondamentale delle Popolazioni alla Sovranità alimentare (che di per sé è una proposta politica forte) e quello alla Sovranità economica, concretizzati tramite l’Economia Solidale e i Beni Relazionali.

In questo sistema non siamo lontani dalla soluzione di tanti problemi attuali con proposte nuove e a misura d’uomo, ma serve che l’uomo, e la donna, si sveglino e agiscano concretamente per il loro Ben-Essere ponendo come il più alto interesse raggiungibile, l’interesse collettivo. Ciò ha senso solo quando il singolo ha capacità di incidere, con le proprie risorse intellettuali, professionali, umane ed economiche nella collettività, nel contesto locale. Per superare in modo meno penoso questa attuale crisi economica, è necesssario operare rapidamente una rilocalizzazione dell’economia, puntando a salvaguardare l’economia reale, l’ambiente e la società. Servono per questo nuove leggi economico-commerciali e l’affermazione pubblica del diritto delle popolazioni locali alla Sovranità alimentare, ma prima di ogni altra cosa, localmente serve l’espressione della volontà consapevole di ogni singolo consumatore e produttore di beni e servizi in una forma solida e funzionalmente organizzata, un nuovo patto sociale per un nuovo sistema economico-finanziario basato più sulla coesione sociale che sull’individualismo, più sulla cooperazione che sulla competitività.

Un altro mondo, un altra economia, un altra finanza è possibile!

One Response to “La crisi economico-finanziaria che viviamo…”

  1. 1
    Carlo Reggiani Says:

    Invito a dare un occhio ai contributi sull’argomento “crisi finaziaria” che abbiamo raccolto nelle ultime settimane:

    Eugenio Benetazzo: http://pervillafranca.wordpress.com/2008/10/20/linformazione-passa-per-eugenio-benetazzo/

    Referenti delle banche tra i quali il dott. Milano di Banca Etica: http://pervillafranca.wordpress.com/2008/10/30/le-banche-ci-spiegano-la-crisi-finanziaria/

    Sia Benetazzo che i bancari ci esortano a ricostruire un tessuto sociale basato sui rapporti tra le persone, sulla riscoperta del valore reale delle cose, sull’importanza di ricostruire interi modelli economici.

    Grazie ai gruppi di acquisto solidale forse siamo in vantaggio sulla crisi che sta per arrivare!

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