04 Ago

Piano b copertinaIl libro di Lester Brown era attesissimo, forte dello sponsor ideale di Beppe Grillo, del lavoro di traduzione svolto gratuitamente da un gruppo di volontari che fanno riferimento al meet-up romano, e di un imponente sistema di distribuzione volontaria dal basso.

Ma solo la prima parte si salva, la seconda lascia perplessi.

Con la precisione che gli compete, il nostro indaga sulle ragioni e sulle possibili soluzioni al degrado ambientale. La prima parte del libro, quella che descrive la situazione de facto, è straordinariamente efficace.

Grazie a una mole enorme di dati e a una bibliografia autorevole e sconfinata, Lester ci fa prendere atto che il pianeta se la passa tutt’altro che bene. I moderati dell’ambientalismo sono avvisati: non pensate di trovare conforto, in questo libro.

Secondo il nostro, le foreste se ne stanno andando a ritmi inconciliabili con la loro rigenerazione, i pascoli regrediscono quasi ovunque a superfici desertiche, le falde idriche si abbassano, soprattutto laddove la pressione demografica è più forte, gli oceani sono sulla via di una definitiva carestia biologica, e molte nazioni sottosviluppate stanno letteralmente fallendo sotto la pressione del debito, della crescita della popolazione e della povertà, generando fame, insoddisfazione e tensioni belliche.

La seconda parte del tomo è il vero e proprio piano B, una strategia alternativa per fermare in tempo la crisi ambientale. E qui, forse a causa delle ottime premesse, abbiamo una grande delusione.

Brown non si occupa di risolvere il problema umano a monte, ossia quello che nasce dalla sua stessa psiche, una tendenza a soddisfare i propri bisogni immateriali attraverso l’acquisto e il consumo di beni materiali.

Ignorando completamente concetti a noi familiari come decrescita, sobrietà, comunità etc., nella seconda parte del libro prosegue con lo stesso rigore ragionieristico a sciorinare rimedi che sembrano più che altro palliativi.

Limando un po’ qua, un po’ là, riducendo un po’ i consumi, aumentando l’efficienza dei sistemi produttivi, chiedendo ai sovrani del mondo un ingente budget per far fronte al problema, l’autore ci consegna una soluzione preconfezionata.

Non un cenno alla decrescita, all’agricoltura biologica o in ogni caso sostenibile, all’alimentazione vegetariana, alle economie locali, alla solidarietà, alle comunità, agli ecovillaggi. Contravvenendo all’antico slogan ambientalista “pensa globalmente, agisci localmente”, il nostro Brown pensa globalmente, sì, ma agisce parimenti globalmente, come un verde convenzionale, un po’ stantio.

Giudizio critico

Il piano B è un’opera irrealizzabile, iniqua, insufficiente. Leggete la prima parte del libro, se volete avere uno spaccato chiaro e preciso della salute del nostro pianeta. Se cercate soluzioni, quelle che leggerete nella seconda parte del libro sono assai discutibili.

Nella recensione particolareggiata, in formato PDF, c’è la spiegazione del presente giudizio, oltre a una serie di succulente perle dell’autore, che ne rivelano la distanza dagli autentici ambientalisti.

Scarica la recensione particolareggiata.

3 Responses to “Piano B 3.0, un libro a metà”

  1. 1
    totò Says:

    è sempre più evidente che “il sistema” è in grado di atrofizzare le menti sui modelli standard dai quali per quanto uno sia critico è difficile affrancarsi.
    Lo verifico anche su me stesso, a volte mettere in discussione tutto fa tremare le gambe per cui le soluzioni apparentemente alternative ma in realtà più in linea con il modello fanno più gola e ….. si scrivono cazzate, meno male poi che ci sono gli amici del Selese a risvegliare l’attenzione.

  2. 2
    Loris Says:

    Pienamente daccordo Michele.

    Ho appena ultimato anch’io la lettura di Piano B, e sono deluso.

    Come scrive Michele ” Brown non si occupa di risolvere il problema umano a monte, ossia quello che nasce dalla sua stessa psiche, una tendenza a soddisfare i propri bisogni immateriali attraverso l’acquisto e il consumo di beni materiali.
    Ignorando completamente concetti a noi familiari come decrescita, sobrietà, comunità etc “.

    “Nella prima parte del libro… c’è tutto cio’ che dovremmo insegnare ai nostri figli”

    Loris

  3. 3
    totò Says:

    il guaio di Lester Brown è che non fa parte del Selese……
    altrimenti gli avremmo corretto la bozza del libro e risparmiato una figuraccia!
    lo stesso guaio vale per Beppe Grillo hi hi hi…

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