Mito: la pressione esercitata sull’ambiente per sfamare gli affamati del mondo sta distruggendo le risorse per coltivare ancora alimenti. Non possiamo allo stesso tempo dare cibo agli affamati e proteggere il nostro ambiente.
Approssimatamente il 70% dei 5.200 milioni di ettari di terra utilizzati per l’agricoltura in tutto il mondo (circa il 30% della superficie totale delle terre emerse) corrono il rischio di diventare deserti. Se il tasso attuale di distruzione continua, e l’impronta ecologica umana continuerà a crescere, la forseta pluviale sarà scomparsa entro il 2030. L’uso generalizzato di antiparassitari, negli ultimi cinquant’anni ha portato a riversare annualmente nell’ambiente circa 4.700 milioni di tonnellate e nel mondo sono la causa di avvelenamento di almeno 6 persone al minuto, si calcola che gli agrochimici uccidono annualmente 220.000 persone.
Che una crisi ambientale stia liquidando le nostre risorse alimentari e minacciano la nostra salute non è un mito; però il mito e le mezze verità confondono la nostra percezione delle reali e fondamentali cause della crisi e, per tanto, la nostra capacità di vedere le soluzioni.
Per secoli, molti contadini e pastori delle regioni del Sahel in Africa occidentale, e in molte zone semiaride del continente, forgiarono un mix interattivo di raccolta di alimenti, boschi e allevamento del bestiame. Nella maggior parte dei casi, il sistema manteneva la fertilità del suolo e proteggeva la terra dall’erosione di acqua e vento. La biodiversità aiutava a garantire comunque un raccolto, incluso negli anni di siccità. Nel secolo XIX le potenze coloniali considerarono la terra come una miniera dalla quale si poteva estrarre ricchezza. Furono imposte le monocoltivazioni di arachidi e cotone senza rotazioni delle colture, piante o bestiame, ciò ha degradato rapidamente la fertilità dei suoli. Nel tempo questa tendenza non è migliorata e ai giorni d’oggi si assiste con ancor più farte accanimento ad un globale sistema di “agricoltura da miniera”. La deforestazione minaccia milioni di persone appartenenti ai popoli indigeni rappresentando un vero e proprio esempio di genocidio. Ciò conduce anche ad una erosione massiva del suolo, aggravando gli effetti delle alluvioni.
Cosa c’è dietro tanta ignominiosa devastazione? É il numero crescente di persone che cercano un pezzo di terra per coltivare i propri alimenti? L’evidenza dei fatti mette in luce una ben diversa realtà. Sono soprattutto le grandi imprese agroesportatrici, proprietarie della terra e dei mezzi di produzione che stanno distruggendo la fertilità e la biodiversità del pianeta.
