L’esperienza dell’Economia Solidale italiana nata dalla Rete Lilliput ha radici cristiane così come cristiane sono le radici del popolo italiano, da sud a Nord. In questo mese di settembre l’esperienza nata dalla RES italiana, dei GAS, degli InterGAS, dei Produttori Solidali e più in generale del “sistema dei DES” è stata presentata al seminario europeo organizzato dalla Federazione Internazionale Movimenti Adulti Rurali Cattolici - FIMARC nella cittadina di Luznica in Croazia. Fino a qualche anno fa nel mondo della Società Civile Organizzata la parola d’ordine era: “pensare globalmente, agire localmente”; oggi, data la complessità del “sistema mondo”, gli evidenti limiti fisici raggiunti dallo stesso (es. danno ambientale), l’attuale profonda crisi economico-finanziaria e le innovazioni sociali emergenti (Sovranità alimentare) la parola d’ordine è: “democrazia diretta partecipata: pensare e agire localmente e globalmente… Così, i movimenti rurali di 12 paesi europeii invitati dal 7 al 15 di settembre a Luznica (Croazia) si sono confrontati sul tema: “Passi concreti verso la sovranità alimentareii e l’economia solidale”. Segue un pezzo tratto dalla dichiarazione finale.
La cordinazione europea della FIMARC denuncia con forza le cause della crisi alimentare attuale e si fa solidale con le popolazioni più povere del mondo. Appoggia e si associa a tutti gli sforzi e lotte dei movimenti sociali del pianeta per l’accesso all’acqua, alle sementi e la difesa di una vera sovranità alimentare de economia solidale. Il diritto all’alimentazione, diritto fondamentale inscritto nella Carta dei Diritti umani è calpestato ogni giorno de è inaccettabile che i contadini che producano il cibo per il pianeta, rappresentano la maggioranza delle persone che soffrono e muoiono di fame.I partecipanti del seminario, a partire dalle analisi delle esperienze presentate e le visite nelle realtà concrete della Croazia, hanno constatato la disconnessione fra le autorità che assumono le decisioni e i promotori delle iniziative. Si è riconosciuta la presenza di allarmanti indicatori relativamente alla conservazione del pianeta terra e la necessità di attuare un forte cambiamento che si basi sulla solidarietà, la fiducia fra produttori e consumatori. Questi passi sono da conseguire soprattutto tramite un cambio dei nostri stili di vita e consumo, nella dimensione personale, ciò che permetterà un cambio collettivo. Di conseguenza, in memoria di Gesù che ha condiviso la propria vita con gli abitanti della Galilea, l’assemblea plenaria del seminario invita i propri movimenti membri ad analizzare le proprie pratiche di sviluppo rurale e militanza cristiana rispetto a criteri che permettano, nell’ambito dell’economia solidale, il primato della persona unama sul beneficio economico, la produzione di beni comuni e servizi rispettosi dell’ambiente, e che abbiano origine da un sistema di democrazia partecipativa. Nell’ambito della sovranità alimentare, siamo a favore della giusta ripartizione della risorsa terra e ad un accesso alle risorse nel rispetto dell’autonomia dei produttori e dei consumatori per quanto riguarda la fissazione dei prezzi di vendita e guadagni e la scelta della qualità dei prodotti per il bene comune di ogni paese. A partire da questi criteri, i movimenti di ogni paese cercheranno di definire degli indicatori di valutazione specifici. Il coordinamento europeo propone ai propri movimenti: Valutare le iniziative locali per capitalizzare le conoscenze acquisite a partire talle esperienze stesse. Trasmettere i risultati delle esperienze virtuose tramite gli strumenti di comunicazione di FIMARC. Contribuire attivamente nelle politiche pubbliche sulla riforma agraria e sui finanziamenti. Partecipazione alla elaborazione di una carta internazionale di Economia Solidale e Sovranità Alimentare in partenariato con reti e altre organizzazioni e di integrare tale carta nella scala nazionale e locale per attivare concreti sistema di Economía Solidale e Sovranità Alimentare. In questa era di mondializzazione, è necessario che la nostra chiesa ritorni ad interessarsi del mondo rurale, poroponendo una pastorale che si incentri sulla permanenza delle persone sul territiorio e che proponga orientamenti concreti di azioni per una cultura comune, continentale e mondiale, capace di determinare un mutamento radicale del sistema. Allo stesso modo invitiamo i nostri rappresentanti politici sia a livello locale, che nazionale e internazionale di tenere conto di queste rivendicazioni legittime affinché il mondo rurale e contadino possa continuare a vivere una vita dignitosa, e continui ad essere una fonte di speranza per le future generazioni.
Luznica, 15 settembre 2008
i Germania, Belgio, Spagna, Francia, Italia, Svizzera, Polonia, Croazia Romania, Ucraina, Bosnia, Bulgaria.
ii Secondo Vía Campesina, la sovranità alimentare designa il DIRITTO delle popolazioni, dei loro paesi o Unioni di definire le proprie politiche agricole e alimentari, senza dumping e con il rispetto dei paesi terzi.

Ancora una volta con le radici cristiane dell’Europa.
Il cristianesimo in Europa e in Italia ha avuto un ruolo molto importante, ma parlare di radici…
L’Europa non è nata dal cristianesimo esisteva anche prima in società strutturate nel nostro sud c’erano i latini di Roma e i greci che erano politeisti. se si parla di radici esse sono prima del cristianesimo.
Ammiro lo sforzo ed il contributo di una prte dei cristiani, mentre di un’altra parte credo di non condividere nulla e da parte mia rinnego che le mie radici vengano da loro.
Ammiro lo sforzo, oggi, di Rete Lilliput e di altre organizzazioni cattoliche e con loro ho molte visioni comuni. Ma rifiuto l’affermazioni di radici cristiane. In un albero ci sono più radici, se affermi che una parte di queste sono cristiane pienamente d’accordo, ma vi sono anche altre radici.
Settembre 24th, 2008 at 16:10Ciao anonimo veronese!
Settembre 25th, 2008 at 07:00il mondo esisteva prima di ogni altra cosa, prima dell’uomo e di tutte le sue “invenzioni”.
Il mondo rurale (particolarmente quello italiano) è innegabilmente ancora impregnato di religione cristiana; parlare di radici rurali cristiane relativamente ai movimenti rurali agricoli cattolici non vuol dire che tutta la storia d’europa si riassuma in questo… Non c’è un solo albero ma una intera foresta e ogni albero ha radici proprie, in questo caso si parlava di quelle cristiane ma, più interessante ancora, la proposta di sistema che alcuni di questi movimenti, oggi, stanno facendo per sradicare le piante assassine del neoliberalismo…
Ci sono tante piante velenose nella nostra società e alcune hanno radici profonde e fusti possenti.
C’è ancora molto lavoro da fare e la miscela della mia motosega (sono un contadino) è quasi finita… Che facciamo?
Un abbraccio solidale
andrea
parlo da una posizione atea rispetto agli schemi cristiani attuali, se di radici cristiane si parla bisognerebbe prima far chiarezza e pulizia, far pulizia di tante sovrastrutture che nei secoli si sono accatastate sopra il messaggio originale, messaggio che se riletto senza i filtri di una religione rigida e codificata direbbero senza dubbi che tanta parte di quello che oggi si autoproclama cristiano è ben lontano dal quello stesso messaggio originale.
Settembre 25th, 2008 at 08:59Con questo non voglio dire che nel mondo cristiano non ci siano movimenti che si interrogano e cercano di rendere quel messaggio pratica quotidiana, con questi movimenti mi trovo spesso in perfetta sintonia, quello che non va è l’aspetto istituzionale che nei secoli è diventato un sistema di potere degli uomini sugli uomini e che va ben a braccetto con altri poteri assolutamente inconciliabili con il messaggio originale, per esempio cosa aspetta il mondo cristiano a liberarsi di istituzioni come lo IOR?
Poi bisogna dire che tanti riti e usanze del cristianesimo in realtà non si trovano nel vangelo ma sono riti e usanze precedenti a cui il cristianesimo ha adattato il proprio credo per inglobare in se le culture preesistenti.
Il mio parere è che la storia delle religioni tutte è la storia di come gli uomini hanno cercato di impossessarsi della spiritualità codificando a proprio uso e consumo il mistero, l’inconoscibile; è la storia di come gli uomini di ogni paese assetati di potere si sono messi arbitrariamente fra lo spirito e l’uomo per poter usare a proprio vantaggio questa posizione di dominio.
E’ per questo che quando sento parlare di radici cristiane non provo un senso di sollievo rispetto al sistema di potere attuale, ricordiamoci che il sistema attuale che vogliamo cambiare ha radici proprio nella nostra civiltà cristiana, tutto nasce dai popoli europei.
Radici cristiane sono parole che troppo spesso sento usare a sproposito e questo mina il senso di questa frase, forse sarebbe meglio non usarla.
Mi ricordo quello che un capo indiano (nord america) aveva detto a un missionario, non sono le testuali parole ma il senso: “non mi interessa conoscere quello che tu dici sul tuo dio ma voglio vedere come quello in cui credi si manifesta nel tuo agire”.
Confrontiamoci sul senso e sulla pratica del nostro vivere assieme, mettere nel confronto il richiamiamo a radici cristiane, mussulmane o atee temo che crei divisione, separazione; mentre noi nel profondo del nostro essere siamo tutti uguali, fratelli, ma non fratelli cristiani, ma fratelli punto.
Nel riconoscere le diverse radici e nell’accettarsi reciprocamente e convivialmente non ci trovo nulla di male, la diversità è insita nella natura e nell’essere umano, tutto ciò che l’uomo ha creato ha delle “radici”, ognuno si sente bene nel riconoscersi in ciò che crede, e le radici cristiane alle quali ci si riferisce nel titolo riguardano i movimenti rurali di molteplici realtà, anche di paesi ove i preti (es. Croazia, Ucraina ma anche in America Latina) sono stati icarcerati e uccisi. FIMARC Europa rappresenta solo il continente europeo ma rispecchia un’unitarietà di visione a livello mondiale nei movimenti degli altri continenti molto critica nei confronti delle “gerarchie cattoliche”.
Settembre 25th, 2008 at 12:03In Egitto la FIMARC, una minoranza cristiana, collabora con i mussulmani nel pieno e reciproco rispetto, la divisione è formale ma ciò che conta è quanto vi è nel cuore.
Guardiamo agli uomini e alla diversità con occhi nuovi, le radici di ogni nostra creazione affondano nel passato e questo non va dimenticato; ma il presente e futuro siamo noi e sta a noi rendere la diversità una risorsa anzichè un problema che divide.
a mio avviso l’umanità è a un punto in cui se si guarda alle proprie radici ci ammazziammo tutti gli uni contro gli altri, come succede nei balcani, in Africa, in tanti paesi d’oriente e in ogni posto dove le potenze occidentali vanno a portare la democrazia a suon di bombe e missili.
Settembre 26th, 2008 at 08:03Credo fermamente che dobbiamo spogliarci e reincontrarci nudi del nostro passato se vogliamo darci una possibilità di incontro.
Le radici quali sono? Tu Andrea sostieni una cosa ma nel mondo cristiano ci sono altre visioni e tu lo sai che rappresenti una minoranza esigua. Lo stesso vale per altri popoli e religioni. Richiamare il passato che tanto bello non è temo non ci porti da nessuna parte.
Le nostre vere radici è che siamo tutti uguali, da li dobbiamo ripartire.
Tutto dipende dall’energia che si ha dentro nel cuore, avremo così, radici, e radici, le tue radici di morte e distruzione esistono e raccapricciano anche me, ma non ci sono solo quelle, ci sono anche radici importanti da ricordare, ad esempio Ghandi…
Settembre 27th, 2008 at 11:28che però era indù e non cristiano…
Settembre 27th, 2008 at 21:12non solo, era anche molto critico nei confronti del cristianesimo…
inoltre anche lui se non ricordo male si richiamava alle sue radici indù anche se era contrario al mantenimento degli intoccabili ed infatti è stato assassinato da un fanatico indù….
e l’India del dopo Ghandi è diventata una potenza nucleare e ora i fanatici indù danno la caccia ai cristiani.
Insomma, spero si sia capito, da qualunque punto di vista si guardi la storia dell’uomo per me le radici nel passato sarebbe meglio estirparle, il passato vale come esempio del cosa non dobbiamo ripetere.
Una rinascita culturale e sociale che sia veramente nuova e priva delle violenze del nostro passato è quello che dobbiamo costruire, noi ci stiamo lavorando, con tutti i nostri limiti ma stiamo provandoci onestamente; anche confrontandoci su questi temi.
Credo che, chi non accetta, rifiuta di ricordare, la storia pregressa di ogni singola persona, di ogni famiglia, popolazione, umanità, nel tentativi di costruire una uguaglianza totalizzante, che ci piaccia o no, prima o poi si ritroverà a dover fare i conti proporio con quella diversità e storia pregressa che caratterizza ogni aspetto di questo universo conosciuto…
Novembre 26th, 2008 at 08:39Concordo pienamente che molte istituzioni e dinamiche clericali cattoliche sono a dir poco nauseanti se non deleterie, ribadisco che FIMARC rappresenta centinaia di miglioni di cristiani e che per molti di essi Ghandi è un uomo di Dio e un riferimento conreto. Le radici si fondono così naturalmente alla ricerca di quell’unitarietà ed uguaglianza senza l’adozione dell’esclusione e dell’oblio… Quale sia la strada migliore non lo so, il riconoscimento e il rispetto dell’identità di ognuno, del suo senso di appartenenza, delle proprie radici credo sia importante. Non credo si possa eliminare la diversità, la socio-diversità così come non si può più eliminare o cambiare cio che è stato…
Sul futuro possiamo invece investire molto!
andrea